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Borse
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Scritto da Alberto Duse
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Sabato 20 Dicembre 2008 13:58 |
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General Motors, Ford, Chrysler, come finirà? Come avevamo anticipato si è trovato un accordo per sostenere almeno temporaneamente le aziende dell'auto in America. Basterà ad evitare la bancarotta? Sono stati infusi nel paziente liquidi per 14 miliardi di dollari, sotto forma di cash e prestito. Questo aiuta sicuramente a far fronte agli impegni di brevissimo termine e dunque a scansare almeno attualmente l'ipotesi di un commissariamento. Ma poi...
sicuramente questa iniezione di liquidità, per quanto affiancata dall'ulterore riduzione dei tassi ad un livello storico per gli Stati Uniti, non è sufficiente neppure nel medio periodo. Le spese infatti di mano d'opera e di mantenimento degli impianti sono alle stelle. La proposta di Bush era fino a qualche giorno fa per una riduzione dei salari da portare ai livelli dei compeitors stranieri (una riduzione di circa 20 dollari l'ora), ma non è accaduto.- - - - - - - L aiuto di 17 miliardi di dollari varato in extremis da Bush è un salvagente di brevissima durata, garantisce solo la sopravvivenza a breve termine di General Motors e Chrysler, lasciando così la patata bollente in gestione a Obama.
Le stime più attendibili valutano ad almeno 125 miliardi di dollari le vere necessità di finanziamento dei colossi dell auto, per scongiurarne la bancarotta. Le condizioni che Bush ha aggiunto ai suoi aiuti puntano a penalizzare soprattutto i lavoratori, imponendo tagli salariali per abbassare le retribuzioni al livello degli stabilimenti Toyota nel Sud degli Usa (che impiegano manodopera non sindacalizzata e più giovane). Obama cambierà senza dubbio queste condizioni, insistendo invece su un cambio di strategia e investimenti per lo sviluppo di auto verdi (ibride, elettriche).
Resta tuttavia il grande punto interrogativo se i tre big di Detroit siano ancora salvabili, o se questa operazione si risolverà in un immenso spreco di risorse pubbliche. Uno spreco al quale peraltro era difficile dire di no dopo avere stanziato una somma 35 volte più elevata in favore di Wall Street (700 miliardi). Fonte: rampini.blogautore.repubblica.it - - - - -
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