| Inflazione ? Deflazione ? Ecchessarà mai ?!? |
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| Scritto da Alberto Duse | |
| Domenica 11 Gennaio 2009 19:02 | |
Inflazione ? Deflazione ?Anche di questo si parla ormai relativamente poco. L'unica parola che ancora rieccheggia è "crisi", ma i politici in primis quelli che contano davvero ci ammoniscono che tra poco forse non ci saremo neppure accorti che ci sia stata. Incredibile! Colgo l'occasione per salutare un caro collega, Hanspeter Ehrsam che dalla sua lettera finanziaria Basilese ci manda sempre considerazioni piutosto argute, che controvertono leggermente quel clima di parossistico ottimismo che qualcuno vuole indurci. Avete letto il contributo precedente sulle case ? Bene, questo è la sua degna prosecuzione. Dal Weekly report di Ehrsam : La nuova povertà ha fatto emergere un nuovo segmento di mercato!
Le due tabelle presentate contengono delle informazioni assai evidenti con risultati assai stupefacenti. La prima tabella evidenzia settori con i maggiori crolli di vendite. Non ci sono le vendite di automobili che hanno subito forse il più importante crollo di vendite che sono in continua accelerazione al ribasso. Si sono salvate solo le vendite online in quanto sono in grado di offrire i maggiori risparmi.La seconda tabella mostra l’andamento di alcuni titoli che stanno approfittando della tendenza al risparmio e minore consumo. Il ritorno nello stesso periodo è stato di – 40 % per l’indice SP 500. Nel corso delle prossime settimane cercherò di approfondire l’argomento.Mai dal 1954 la sostanza netta del cittadino americano è stato così bassa. Comunque incredibile con quale velocità l’indicatore si era ripreso dal 2000 al 2003.A questo punto vorrei presentarvi l’estratto di un articolo pubblicato da Alfonso Tuor sul Corriere del Ticino che tocca alcuni interessanti punti (intitolato “E adesso sono tutti Keynesiani”). “Testi in corsivo riportati da Alfonso”I programmi di rilancio mostrano sintomi di disperazione da parte dei politici. “L’unica certezza riguardo agli effetti di questi pacchetti fiscali è che offrono ai governi la possibilità di dire che si è cercato di reagire alla crisi”.“Anzi, è molto probabile che queste politiche falliranno, poiché non aggrediscono le cause della crisi, che sono l’accumularsi di un eccesso di debiti di famiglie ed imprese concessi da un sistema finanziario oggi in stato fallimentare”.Il grafico presenta i debiti totali degli Stati Uniti contro il PIL.Si stima che la recessione che negli Stati Uniti potrebbe raggiungere il – 5 % di contrazione. Il sistema bancario, dopo aver buttati al vento tanti soldi, dovrà ora fare il conto con le normali perdite associate ad una recessione come le perdite su proprietà commerciali dove gli sfitti hanno raggiunto il 10 %.Non si può uscire dalla crisi del debito creando nuovo debito. Semmai ci sarà un’altra bolla che creerà una vuoto ancora più grande di quello attuale.“L’improvvisa conversione alle politiche keynesiane anche da parte del settore finanziario dovrebbe invece preoccupare. I motivi sono semplici: Non si può uscire da questa crisi se non attraverso la cancellazione e/o la drastica riduzione della montagna di quelli che per alcuni sono debiti e di quelli che per altri sono crediti”. Gli asiatici non sarebbero contenti!Tuor ritiene che l’attuale situazione di rilancio sia paragonabile ai tempi di guerra. “Ma l’economia di guerra funziona in tempo di guerra, non in tempo di pace. Infatti la guerra crea una grande domanda di prodotti (carri armati, aerei, armi diversi) che fa crescere l’attività industriale e fa girare l’economia. Oggi invece la maggior parte dell’enorme quantità di soldi viene usata per procrastinare la dichiarazione di fallimento del sistema bancario. Cioè non crea alcuna domanda aggiuntiva di beni e servizi, sottrae mezzi all’economia reale e addirittura non basta nemmeno a risanare lo stesso sistema bancario”Ci sono solo due vie d’uscita. “Una è l’iperinflazione”. L’altra via è quella che si sta seguendo finora: “Si tratta di una versione aggiornata e corretta dell’esperienza giapponese. Essa consiste in continui aiuti al sistema bancario e un graduale trasferimento allo Stato delle perdite accumulate dalle banche. Se si continuerà a seguire questa politica, la crisi durerà molto a lungo. Secondo Tuor bisognerebbe riorganizzare completamente il sistema bancario dichiarando un fallimento tecnico e obbligando le banche a svolgere il lavoro tradizionale. Infine scrive: “Per questo motivo deve preoccupare l’improvvisa conversione alle politiche keynesiane del mondo politico: Si tratta di uno specchietto per le allodole per evitare di affrontare la causa principale della crisi.Tuor esprime un atteggiamento un po’ duro nei confronti delle autorità che cercano di non lasciar morire il paziente. Alla guarigione si pensa poi in seguito. Certo che i politici sono campioni del mondo quando si tratta di sprecare risorse. Basta pensare che investitore privati hanno ottenuto termini di gran lunga migliori che non lo Stato americano per una partecipazione in Goldman Sachs. Addio Bush… sei stato uno dei peggiori presidente per il normale cittadino americano. Paulson e compagnia invece ringraziano per l’abbondanza dei favori ricevuti. Forza Obama, il tuo compito è veramente arduo! www.lfbasilese.ch.
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